Pubblicità

Aristotele: riassunto del pensiero

Home » Filosofia » Aristotele: riassunto del pensiero
Aristotele, dettaglio da la "Scuola di Atene"
Scuola di Atene (dettaglio), Raffaello

Contesto storico

Sebbene gli anni che separano Platone da Aristotele siano pochi, il contesto culturale nel quale vissero era radicalmente differente. La centralità delle polis divenne sempre più debole in favore dell’influenza macedone. Collocato all’interno di un organismo più grande della città, lo spirito del cittadino greco perse coinvolgimento e passione verso la politica per scoprire nuovi interessi conoscitivi ed etici

Biografia di Aristotele

Aristotele nacque a Stagira nel 384 avanti Cristo. Entrò nell’Accademia di Platone all’età di 17 anni e vi rimase per 20 anni. Alla morte del maestro nel 347 lasciò l’Accademia e sì recò ad Asso dove fondò una scuola platonica insieme ad altri 3 compagni di studi. Nel 342 fu chiamato a Pella, la capitale del Regno di Macedonia, dal re Filippo per educare il figlio Alessandro. Nel 335 tornò ad Atene per fondare la sua scuola chiamata Liceo perché sacra ad Apollo Licio. Alla morte di Alessandro Magno nel 323 ad Atene esplose il sentimento anti macedone e, minacciato, Aristotele fu costretto a fuggire a Calcide dove morì un anno dopo.

Gli scritti

Del filosofo ci sono giunti due tipi di testi:

  • gli scritti esoterici: testi per l’insegnamento nel Liceo scritti sotto forma di dialogo
  • gli scritti essoterici: testi destinati al pubblico esterno composti utilizzando miti e allegorie.

Gli scritti esoterici

Negli scritti esoterici Aristotele riprende lo stile dialogico, i temi e, in parte, anche i titoli del maestro Platone.
Tra questi ricordiamo: Politico, Simposio e Sofista. Inoltre scrisse il Protrettico, che è un’esortazione alla filosofia come il migliore dei beni, e Sulla filosofia, che segna il primo distacco di Aristotele dal maestro.

Gli scritti essoterici

In base agli argomenti trattai possono essere suddivisi nel seguente modo:

  • Scritti di logica: 14 libri noti complessivamente con il nome di Órganon
  • Metafisica: un insieme di 14 libri scritti in periodi diversi. Nei primi libri Aristotele include se stesso tra i platonici, mentre negli ultimi si discosta da essi esponendo le teorie del primo motore immobile e della sostanza
  • Scritti di fisica, storia naturale, matematica e medicina: 28 libri di cui alcuni spuri
  • Scritti di economia, etica, poetica, politica e retorica: 20 testi di cui alcuni spuri. Tra quelli originali spicca l’Etica nicomachea che è lo scritto morale più completo del filosofo

Il distacco da Platone

La diversa concezione filosofica tra Platone e Aristotele rispecchia le differenze tra l’età classica e quella ellenistica. Infatti, sebbene Aristotele sia cronologicamente vissuto sul finire del periodo classico, il suo approccio era già orientato a quello ellenistico.

La diversa concezione della filosofia

Per Platone la filosofia è la contemplazione delle idee e ha uno scopo utilitario alla vita politica. Infatti, vede il filosofo come reggitore dello stato.
Per Aristotele la filosofia è la conoscenza disinteressata dell’essere e della realtà. Il filosofo è un saggio scienziato e insegnate.

Approccio verticale e orizzontale

Platone vede il mondo organizzato in modo gerarchico, distinguendo tra le realtà apparenti e quelle vere, tra conoscenze inferiori e superiori. In questa ottica la filosofia è la forma di conoscenza più alta e si trova al culmine del processo formativo dell’uomo.
Aristotele vede le realtà e le conoscenze poste su uno stesso piano poiché aventi la stessa dignità. In tal modo il filosofo giustifica e incoraggia la separazione delle scienze e la loro autonoma organizzazione. In questa visione orizzontale la filosofia non è vista come la forma di conoscenza superiore, ma come scienza prima: essa è unificatrice e organizzatrice delle altre scienze poiché studia l’essere in quanto tale, ovvero il fondamento comune di tutte le scienze.

La metafisica

Le tre scienze

Aristotele distingue tre gruppi di scienze: teoretiche, pratiche e poietiche.

  • Teoretiche: studiano il necessario, ossia ciò che non può essere diverso da come è. Hanno come scopo la conoscenza disinteressata della realtà. Sono:
    • Metafisica o filosofia prima
    • Fisica
    • Matematica
  • Pratiche: studiano il possibile, ossia ciò che può essere diverso da com’è. Hanno come scopo l’orientamento all’agire. Sono:
    • Etica
    • Politica
  • Poietiche: studiano il possibile, ossia ciò che può essere diverso da com’è. Hanno come scopo la manipolazione della materia. Sono:
    • Arti belle
    • Tecniche

La metafisica

Il filosofo ha dato quattro differenti definizioni di metafisica intesa come:

  • studio dell’essere in quanto essere
  • studio della sostanza
  • studio delle cause e dei principi primi
  • studio di Dio e della sostanza immobile

La metafisica studia l’essere in quanto essere

Affermare che la metafisica studi l’essere in quanto essere significa che non vengono analizzate le realtà particolari, ma bensì la realtà generale, quell’universale che soggiace al particolare. Se le altre scienze studiano un aspetto limitato dell’essere, la filosofia prima è quella scienza che studia il soggetto comune a tutte le scienze.

Che cos’è l’Essere?
L’essere aristotelico è un ente che “si dice in molti sensi”. È una realtà complessa che si esprime in molti significati diversi uniti da una sostanza, da un significato di fondo comune. L’essere è un unico soggetto esprimibile in molti modi.
Tra questi vari aspetti, Aristotele evidenzia quelli più importanti:

  • essere come categorie
  • essere come accidente
  • essere come atto e potenza
  • essere come vero

Tra questi aspetti, quello più importane è quello delle categorie.

Le categorie sono gli aspetti fondamentali che ogni essere ha e non può non avere: sostanza, qualità, quantità, relazione, agire, subire, dove, quando, giacere e avere.
Tra queste la più rilevante è la sostanza poiché tutte le altre si esplicano in funzione di essa. Questa è il “cosa” unificante e centro di riferimento delle categorie, soggetto delle altre categorie.

La metafisica studia la sostanza

La sostanza è l’essere dell’essere, il fondamento dell’essere stesso.
Essa è sia l’oggetto concreto che funge da soggetto a cui vengono attribuite delle caratteristiche, sia logico e grammaticale dei predicati

La sostanza è formata un’unione indissolubile (sinolo) tra forma e materia.

  • La forma è la natura propria dell’oggetto, ciò che la rende ciò che è
  • La materia è il materiale di cui la cosa è fatta, oggetto di trasformazione e mutamento.

La forma è dunque la sostanza della sostanza, ciò che conferisce sostanzialità alla sostanza stessa. La vera natura interna propria della cosa.

Dalla sostanza intesa come essenza necessaria fissa e determinante, bisogna distinguere l’accidente, ossia una qualità che che una cosa può avere o non avere senza cessare di essere ciò che è. L’accidente può quindi essere espresso in una delle dieci categorie.

La metafisica studia le cause

Per Aristotele esistono quattro tipi di cause:

  • materiale: la materia, ciò di cui è fatto qualcosa
  • formale: la forma, l’essenza della sostanza, la parte attiva del sinolo
  • efficiente: ciò che origina qualcosa
  • finale: lo scopo finale di qualcosa

Le cause sono determinazioni della sostanza. Comprendere le cause, il “perché”, consente di comprendere la vera e più profonda natura dell’essere.

La metafisica studia Dio

Per comprendere la teologia aristotelica è necessario trattare prima la dottrina del divenire.

A differenza di Parmenide, per Aristotele il divenire è reale, come sosteneva Eraclito, e consiste nel passaggio da un tipo di essere ad un altro, senza implicare alcun passaggio dall’essere al non essere.

Aristotele identificò quattro tipi di divenire:

  • locale: lo spostamento di un corpo da un luogo all’altro
  • quantitativo: accrescimento o diminuzione di una quantità
  • qualitativo: quando cambia un accidente
  • sostanziale: nascita o morte di qualcosa

Per pensare correttamente il divenire, Aristotele elaborò i concetti di potenza e atto.
La potenza è la possibilità da parte della materia di assumere una forma. L’atto è la concretizzazione della potenza, l’assunzione della forma. In questi termini la forma è la causa e il fine della potenza. 
Ciò che è atto/forma può diventare potenza di un nuovo mutamento originando una nuova potenza/materia innescando un processo continuo di mutamenti. Questa catena, per Aristotele, presenta due termini estremi: da un lato una materia prima priva di attributi (la stessa intesa da Platone), dall’altro una forma pura, ovvero una perfezione completamente realizzata: Dio.

Dio è atto puro, ossia atto senza potenza, dunque immobile e non soggetto al divenire.

Aristotele fornì una prova dell’esistenza di Dio.
Tutto ciò che si muove è mosso da qualcos’altro. Questo “altro” è quindi mosso a sua volta da altro ancora. In questo modo si procederebbe in una regressione all’infinito. In tale modo però non sarebbe possibile giungere ad un punto iniziale. Quindi ci deve essere un principio immobile causa di mutamento, ossia un primo motore immobile. 

Essendo immobile, come può Dio portare al movimento?
Per Aristotele Dio non è la causa efficiente del movimento, ma quella finale. Essendo atto puro, Dio attrae a sé la materia prima che necessita di forma portandola ad un compimento perfetto.

La logica aristotelica

Aristotele non classificò la logica tra le scienze poiché essa ha per oggetto di studio il metodo dimostrativo comune a tutte le scienze.
Il filosofo sviluppò la ricerca logica parallelamente a quella metafisica, infatti per lo stagirita esiste un rapporto necessario tra le forme del pensiero (studiate dalla logica) e quelle della realtà (studiate dalla metafisica.

I concetti

I concetti sono gli oggetti del discorso. Questi possono essere disposti in una scala di maggiore o minore universalità e sono tra loro legati mediante un rapporto genere-specie.
Un concetto è genere (contenitore) di un concetto meno universale, mentre esso è specie (contenuto) di un concetto più universale. Il genere possiede meno attributi e si riferisce a più individui di una specie, mentre questa possiede più caratteristiche di un genere, ma si riferisce a meno individui. Ad esempio il quadrupede è genere dell’equino, l’equino è specie del quadrupede e genere del cavallo.
Diminuendo le caratteristiche aumentando gli individui a cui un concetto si riferisce si giunge a dei generi sommi: concetti con i minimi attributi e il massimo degli individui. Questi generi sommi sono le categorie.

Le preposizioni

Le preposizioni sono enunciati, dichiarazioni o asserzioni. Sono l’espressione verbale dei giudizi formati da soggetto – copula – predicato.

Possono essere suddivise in base alla loro qualità o quantità:

  • qualità: le preposizioni possono essere affermative o negative.
  • quantità: le preposizioni possono essere universali o particolari.

Aristotele ha dedicato attenzione ai rapporti tra preposizioni universali (affermative e negative) e preposizioni particolari (affermative e negative)

  • preposizioni contrarie: opposizione tra universale affermativa e universale negativa. Non possono essere entrambe vere, ma possono essere entrambe false
  • preposizioni contraddittorie: opposizione tra universale affermativa e particolare negativa e tra universale negativa e particolare positiva. Devono essere necessariamente una vera e l’altra falsa
  • proposizioni sub-contrarie: opposizione tra particolare affermativa e particolare negativa. Possono essere entrambe vere, ma non entrambe false.

I concetti (bello, giallo, cavallo, dorme) presi singolarmente non dicono nulla se siano veri o falsi, poiché sono vere o false solo le combinazioni tra loro. Dunque possono essere vere o false solo i pensieri e i discorsi, ma non l’essere in sé.

Poiché esiste un rapporto tra essere, pensiero e linguaggio, la preposizione vera quella che unisce ciò che è unito e disgiunge ciò che è disgiunto, mentre la preposizione falsa unisce ciò che è separato e separa ciò che è unito.

Il sillogismo

Il ragionamento consiste nel mettere in relazione delle preposizioni. Il ragionamento per eccellenza è il sillogismo nel quale poste delle premesse si giunge necessariamente ad una conclusione.

Il sillogismo è così formato:

  • Premessa maggiore: termine medio + termine maggiore 
  • Premessa minore: termine minore + termine medio
  • Conclusione: termine minore + termine maggiore

Un esempio:

  • Premessa maggiore: ogni equino è un quadrupede
  • Premessa minore: ogni cavallo è un equino
  • Conclusione: ogni cavallo è un quadrupede

Le premesse del sillogismo

Affinché un sillogismo sia valido bisogna partire da premesse vere, più note della conclusione e causa di essa. Le premesse più generali sono gli assiomi, ossia proposizioni autoevidenti, intuitivamente vere e comuni a più o a tutte le scienze. Tra queste ultime si ricordano il principio di non contraddizione, il principio del terzo escluso e il principio d’identità.
Tuttavia, tali condizioni non sono sufficienti, poiché occorrono anche dei principi proprie delle singole scienze. Questi sono ottenuti mediante definizioni.
La definizione di un concetto è formata dal suo genere prossimo (il suo genere meno generico) e la differenza specifica (la caratteristica che distingue una specie dalle altre appartenenti allo stesso genere).
Per riuscire a ricavare una definizione bisogna ricorrere a

  • induzione: procedimento che dal particolare ricava il generale
  • deduzione: procedimento che dal generale ricava il particolare

Dialettica e retorica

La dialettica è il procedimento razionale, ma non dimostrativo, i cui principi sono solamente probabili e non, a differenza della scienza, necessariamente veri.
I ragionamenti dialettici sono utili per esercitarsi nell’arte del ragionare.

La retorica è l’arte di produrre discorsi convincenti usando sillogismo nei quali si omette una premessa poiché palesemente ovvia. 
La retorica è un ragionamento debole che si basa sul probabile come la dialettica.
La retorica ha funzione politica e non può prescindere dal contesto e perciò deve tenere in considerazione gli aspetti emozionali dell’uditore.

Fisica

I movimenti 

Aristotele identificò quattro tipi di divenire:

  • locale: lo spostamento di un corpo da un luogo all’altro
  • quantitativo: accrescimento o diminuzione di una quantità
  • qualitativo: quando cambia un accidente
  • sostanziale: nascita o morte di qualcosa

Poiché gli altri tre possono essere ricondotti a quello locale, questo fu ritenuto dal filosofo il più importante.

Il movimento locale può essere di tre specie:

  • circolare
  • dal centro verso l’alto
  • dall’alto verso il centro

Il movimento locale circolare è proprio dell’etere: la sostanza immutabile e incorruttibile che compone i corpi celesti.
Gli ultimi due sono l’uno l’opposto dell’altro e sono propri delle cose terrestri soggette al mutamento. Tali sostanze sono formate da quattro elementi: terra, acqua, aria e fuoco. Ognuno di questi ha nell’universo un proprio luogo naturale dal quale si allontana per unirsi agli altri elementi ed infine ritornarvi.

I movimenti tendono verso un fine intrinseco che non necessita di un’intelligenza divina che li regoli.

L’universo, lo spazio e il tempo

Per Aristotele l’universo è finito, eterno, unico e perfetto.
Come per gli ionici e per Pitagora, anche lo stagirita accostò l’idea di perfezione al finito. Questi filosofi, infatti, vedevano l’infinito come qualcosa di incompiuto, e quini imperfetto.
L’eternità dell’universo è legata a quella delle specie che lo abitano: per Aristotele tutte le specie animali sono imperiture, inclusa quella umana.

Lo spazio è inteso come il “luogo di qualcosa”, dunque non può esistere né lo spazio vuoto né lo spazio come entità a sé stante.

Il tempo è inteso come misura del divenire. In relazione con il mutamento, il tempo è strettamente legato al modificarsi delle cose senza il quale non potrebbe esistere. Tuttavia esso non è la causa del divenire, ma ne è la misura ad opera della mente.

Psicologia e gnoseologia

L’anima

La psicologia è lo studio dell’anima.
L’anima è la sostanza, la forma, che porta il corpo da vita in potenza a vita in atto.

Le funzioni dell’anima sono tre:

  • vegetativa: propria di tutti gli esseri viventi, conferisce la capacità di nutrirsi e riprodursi
  • sensitiva: propria degli animali, conferisce la capacità sensitiva
  • intellettiva: propria dell’essere umano, conferisce il pensiero astratto

Sensibilità, immaginazione ed intelletto

Il processo conoscitivo è formato da tre livelli, alla base dei quali c’è la sensazione.

  1. I cinque sensi sono in grado di cogliere come appaiono gli oggetti producendo una sensazione. A questi Aristotele aggiunse anche un “sesto senso”, ossia il senso comune. Questo consente la consapevolezza della sensazione e coglie determinazioni comuni a più sensi (grandezza, numero, movimento).
  2. Il secondo livello è costituito dell’immaginazione, ossia la capacità di evocare e produrre immagini indipendentemente dagli oggetti a cui si riferiscono. L’immaginazione è anche in grado di produrre un’immagine generale e schematica unendo più immagini di oggetti affini.
  3. Il terzo livello è dato dall’intelletto. Questo è la capacità di estrarre dai dati offerti da sensazione ed immaginazione i concetti universali. Tale capacità è definita come intelletto passivo alla quale si affianca l’intelletto attivo, ossia la facoltà di portare in atto i concetti universali racchiusi in potenza nell’intelletto passivo.

Etica

La felicità

Ogni azione è intrapresa per compiere un fine che appare desiderabile. Quindi il fine ed il bene coincidono.
I fini umani sono molti, alcuni dei quali sono desiderati solo in funzione di fini superiori. Esiste quindi un fine ultimo, superiore agli altri e desiderato per sé stesso, che porta ad un bene sommo: la felicità.
Per essere felice l’uomo deve agire secondo virtù. Questa è l’attitudine a vivere secondo la vita specifica esclusivamente dell’uomo, ovvero secondo ragione.

Le virtù

Le virtù sono di due tipi:

  • etiche: caratterizzate dal dominio della ragione sugli impulsi sensibili
  • dianoetiche: caratterizzate dall’esercizio stesso della ragione

Virtù etiche

La virtù etica consiste nello scegliere il giusto mezzo escludendo gli estremi dell’eccesso e del difetto.

Le virtù etiche sono:

  • Coraggio: concernente ciò che si deve e non si deve temere
  • Temperanza: circa l’uso moderato dei piaceri
  • Liberalità: uso accorto delle ricchezze
  • Magnificenza: giusta gestione di grandi somme di denaro
  • Magnanimità: retta opinione di sé
  • Mansuetudine: sull’ira
  • Giustizia: la più importante delle virtù, è la conformità alle leggi e può essere:
    • distributiva: inerente la distribuzione di beni che devono essere distribuiti a seconda dei meriti
    • commutativa: presiede i contratti

Virtù dianoetiche

Le virtù dianoetiche sono proprie dell’anima razionale e comprendono:

  • arte: capacità di produrre oggetti
  • saggezza: capacità di agire adeguatamente nelle faccende umane, le spetta la determinazione del giusto mezzo applicato dalle virtù etiche
  • intelletto: capacità di cogliere i principi primi delle scienze
  • scienza: capacità dimostrativa
  • sapienza: la virtù più alta, riguarda le realtà più alte e universali. Il sapiente possiede sia intelletto che scienza: coglie i principi universali e è in grado di portarne dimostrazione.

Poiché la felicità consiste nell’agire secondo virtù, e poiché la sapienza è la virtù più alta, ne consegue che vivere secondo sapienza permette all’uomo di raggiungere la felicità più alta. Tale vita si attua nella ricerca e nella contemplazione.

Amicizia

L’amicizia, nel senso più ampio, comprende tutti i sentimenti di affetto e attaccamento verso gli altri.
L’amicizia ha grande importanza nella vita umana, poiché senza nessuno sceglierebbe di vivere.

Per Aristotele esistono tre forme di amicizia:

  • legata all’utile: basata sul vantaggio reciproco, tipica degli anziani
  • di piacere: fondata sul piacere, tipica dei giovani
  • di virtù: fondata sul bene, è la forma di amicizia più stabile e duratura. Chi è buono ama l’amico per sé stesso e non per i piaceri o i vantaggi che possono derivare dall’amicizia. Estremamente rara.

L’amicizia in senso stretto è unicamente quella di virtù. Tuttavia, il fatto che quest’amicizia sia fondata sul bene non esclude che sia anche vantaggiosa e piacevole.

Affinché possa realmente esistere amicizia è necessaria la continua relazione tra le persone, altrimenti l’assenza prolungata può portarla all’oblio.
Inoltre l’amicizia presuppone l’uguaglianza tra individui per avere una reale affinità e intesa. Questo non pregiudica l’amicizia tra diseguali (genitori  e figli o giovani e anziani), tuttavia l’amicizia tipica si realizza tra uguali.
Sul numero di amici Aristotele afferma che sia impossibile avere un elevato numero di amicizie, per questo è bene sviluppare tale relazione soltanto coloro con i quali è possibile vivere in intimità.

Infine Aristotele attua una distinzione tra amicizia, benevolenza e amore. La benevolenza può essere diretta anche verso estranei, a differenza dell’amicizia, mentre l’amore coinvolge anche la bellezza, la seduzione e la sessualità, assenti nell’amicizia.

Politica

L’individuo necessita di unirsi in collettività in quanto da solo non è in grado di provvedere ai propri bisogni e sviluppare la virtù. Si conseguenza lo stato ha come scopo l’esistenza umana materialmente e spiritualmente felice.

Nella ricerca dello stato ideale, Aristotele non si fermò a ragionare di uno stato idealmente perfetto, ma cercò di individuare anche una costituzione che fosse attuabile.

Le forme possibili di governo sono tre:

  • monarchia: governo di uno
  • aristocrazia: governo dei migliori
  • politìa: governo di molti

A queste sono correlate le rispettive degenerazioni:

  • tirannide: governo di un despota dissoluto
  • oligarchia: governo dei più ricchi
  • democrazia: governo dei più poveri

Pur ritenendo che ognuna delle tre forme “giuste” di governo sia buona, Aristotele predilesse la politìa intesa come la via di mezzo tra oligarchia e democrazia. Infatti, nella politìa a governare è la moltitudine della classe media: né i più ricchi né i più poveri.

Restando all’interno dell’idea che ogni forma di governo sia valida, purché si adatti all’uomo e al suo contesto storico, Aristotele determinò delle condizioni che permettessero ad ogni governo di raggiungere la sua forma migliore:

  • lo stato deve provvedere alla prosperità materiale e virtuosa dei cittadini
  • il numero dei cittadini non deve essere né troppo alto né troppo basso
  • l’indole delle persone deve essere coraggiosa e intelligente
  • le funzioni devono essere adeguatamente distribuite
  • l’educazione deve ricoprire una grande importanza 

Il bello e l’arte

Qualcosa è bello quando realizza il suo scopo, la sua forma. In natura la forma si identifica con la condizione adulta, poiché coincide con la realizzazione dell’universale. Ad esempio, la bellezza dell’essere umano coincide con la sua forma adulta poiché essa è la realizzazione dell’universale “uomo”.

Il bello presenta sempre:

  • ordine: la corretta disposizione delle parti
  • misura: le adeguate dimensioni dei componenti

Tali caratteristiche non si riferiscono solo ai tratti esteriori, ma anche a quelli interiori, ovvero alla forma.
Una cosa è bella non tanto se la somma dei suoi componenti, ma se è caratterizzata da bellezza nella sua forma intera ed organica.

L’arte è imitazione. L’imitazione può essere realizzata con mezzi diversi (colori, forme, suoni, etc.) e rivolgersi a diversi oggetti (oggetti materiali, eventi naturali o persone). Poiché richiama all’universale, l’arte si configura come rappresentazione dell’essenza delle cose. Il mondo sensibile imitato dall’artista, può quindi possedere una funzione conoscitiva.

Pubblicità