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⚡ TL;DR (In sintesi)
Punto chiave: I Tarocchi nascono nell’Umanesimo quattrocentesco come una guida allegorico-morale e cristiana per condurre l’uomo dal disordine interiore alla salvezza eterna. Solo più tardi, tra il ‘700 e l’800 diverranno strumenti divinatori
Concetti fondamentali:
- Interpretazione storico-morale: I Trionfi costituiscono una sacra allegoria fondata sulla Scolastica e sull’etica aristotelica, concepita per stimolare la riflessione etica e l’ascesa spirituale del giocatore.
- Percorso dell’anima: L’ascesa lungo i 21 gradini dei Trionfi inizia dalla frammentazione dell’uomo (Matto) e passa per la morale sociale, le virtù cardinali e la sapienza celestiale, fino al ricongiungimento con Dio (Mondo).
- Funzione del Matto: Inserita originariamente per esigenze pratiche di gioco come carta jolly “fuori norma”, la figura del Matto rappresenta simbolicamente l’individuo privo di ordine che deve intraprendere il cammino di rinascita.
- Simbolismo etico negli Arcani minori: La struttura asimmetrica dei semi riflette la filosofia del tempo: la forza fisica/morale (Spade e Bastoni) cresce con il valore numerico, mentre la moderazione contro l’avidità (Coppe e Denari) premia i valori più bassi.
Conclusione: Risalire la scala dei Trionfi significa trasformare la vita quotidiana in un esercizio virtuoso per ritrovare l’unità interiore e la visione salvifica del divino.
I Tarocchi come guida spirituale
Per quanto ritenga indubbiamente affascinanti le innumerevoli teorie cabalistiche, misteriche o iniziatiche, personalmente concordo con la scuola di pensiero dell’insigne Prof. Andrea Vitali, e cioè che i Tarocchi, o Trionfi che dir si voglia, siano stati ideati come guida morale, anche se pur attraverso il gioco, per indurre alla riflessione attraverso il loro percorso, e condurre il giocatore ad una piena riconquista di sé. Una guida soprattutto cristiana, se si considera il fatto che i Tarocchi siano nati in un momento di profondo rinnovamento spirituale e religioso, quel rinnovamento che avrebbe quindi attraversato gran parte dell’Europa nel periodo tra la fine del Trecento e i primi decenni del secolo successivo.
Se esaminiamo i Tarocchi dal punto di vista dello spirito del tempo in cui le carte vennero ideate e prodotte, e le successive testimonianze, potremmo scorgervi un percorso in cui trova espressione l’immenso edificio teologico del cristianesimo che aveva raggiunto la sua suprema forma artistica nella Divina Commedia, al di là, o forse proprio contro gli urti violenti che la riscoperta del mondo antico porterà contro questo edificio, contrapponendo alla Beatrice trasumanata da Dante la Laura petrarchesca che lascia nel cuore del poeta lo sconforto e il pentimento.
Il simbolismo che traspare da queste carte ci riporta ad una visione del mondo che come riferimento sul piano fisico richiama la cosmologia tolemaica, e sul piano etico-cristiano la filosofia Scolastica, e che forse già adombra i germi di quel complesso sistema che sfocerà nell’Ermetismo verso la seconda metà del XV secolo.
In questo simbolismo ritroviamo l’etica aristotelica, il nesso tra la vita attiva e contemplativa, la ricerca del frutto della virtù in un’altra vita quale fine supremo e sommo bene dell’uomo.
Esaminati da questo punto di vista i Trionfi appaiono come una sacra allegoria sulla strada della salvezza, dove l’uomo guidato dall’alto può arrivare all’eterna felicità, fino alla vetta del monte Santo, a cui si ascende tramite una scala i cui gradini sono segnati da nomi di varie virtù, fino alla sommità che tocca il cielo, dove si può contemplare Dio circondato da innumerevoli cherubini, come descritto in un trattato stampato a Firenze nel 1477.
Dal Matto al Mondo: la scala per la salvezza
Immaginiamo allora la sequenza delle 21 carte (I – XXI) come i gradini di una scala che l’uomo deve percorrere.
All’esterno della scala c’è il Matto, la carta che ha il numero 0. Essa rappresenta ognuno di noi, ogni uomo nella sua natura molteplice, l’uomo che non rispecchia più l’ordinato cosmo medievale, stabile ed armonico, ma colui che ha perso l’unità con se stesso, dalle mille sfaccettature, in netto contrasto con l’ordine naturale che lo circonda. Per ricostruire questa unità, per riconquistare la propria soggettività, quest’uomo non può che prendere a modello l’Essere unico, Colui che è eternamente identico a sé. La sua rinascita dunque deve essere prima di tutto morale, ed il suo fine è la beatitudine celeste, un percorso terreno che conduce alla vita eterna. Ascendere la scala significa lasciarsi alle spalle una vita in frammenti, fin dal primo gradino, e che lo attende una salita impervia, ma necessaria perché questo percorso lo renderà “a immagine e somiglianza di Dio”.
Quindi ecco che l’uomo si mette finalmente davanti allo specchio della vita vera, riconoscendosi per quello che dovrebbe essere, una sola entità nella sua interezza morale e spirituale: il Bagatto, è il giocoliere che con un’abile trucco smaschera l’apparenza della vita, il mercante che mette a nudo la falsità del cliente.
Le quattro carte che seguono il Bagatto illustrano i quattro gradini successivi e simbolicamente rappresentano la conquista da parte di quest’uomo di una moralità per così dire, “sociale”, il sentirsi cioè non solo parte della comunità umana, ma tutt’uno con essa, dove il Papa e l’Imperatore, e le loro controparti femminili, l’Imperatrice e la Papessa, sono l’immagine delle autorità secolari e spirituali che assicurano un’ armonica convivenza, dove il rispetto delle leggi civili è il fondamento della dignità sociale dell’uomo, come illustrato dall’umanista Coluccio Salutati, che riteneva che le leggi umane siano o debbano essere ispirate da Dio. Nell’etica umana, dunque, assume un ruolo fondamentale la stretta connessione tra vita attiva e il tema religioso della salvezza e dell’obbedienza divina, laddove il bene comune è un “bene divinissimo” nonché il mezzo per guadagnarsi l’eterna felicità.
L’uomo che trasforma il mondo intorno a sé potrà dunque pervenire alla saggezza soltanto se è consapevole di essere prima di tutto un servo di Dio: tutto il suo lavoro deve riprodurre la bellezza, l’equilibrio e l’armonia della Gerusalemme celeste. La ricerca della “divina proporzione” di cui il Brunelleschi sarà il massimo interprete, non è mera tecnica ma diventa l’incessante ricerca di quell’armonico rapporto che esiste nelle cose e tra le cose, per arrivare a costruire forme architettoniche ideali nello spazio sempre più prossime alla volontà divina.
È una ricerca che ha il suo contraltare anche nella dimensione spirituale dell’uomo, volto alla conquista di una divina proporzione interiore, com’è indicato dai successivi quattro gradini della nostra scala trionfale, che si basano sulle virtù cardinali: la Forza dell’intelletto, la Giustizia, la Saggezza e la Prudenza dell’Eremita, che secondo San Tommaso è una virtù conoscitiva perché previsione del futuro, e la virtù terrena più importante per l’uomo, la Temperanza, la forza interiore che ci permette di controllare passioni e desideri.
Continuando con l’ascesa, troviamo mattoni altrettanto importanti nella costruzione di sé, come l’Amore e la Fortuna, ossia il corretto agire dell’uomo che vince sempre l’imprevedibilità della vita, ovvero la virtù che domina il caso, ed infine la fedeltà alla propria natura di uomo, il cui tradimento ha come conseguenza la pena dell’Appeso, il Traditore.
Arrivati oltre la Morte, il gradino che rappresenta non il termine della vita ma un’interruzione della vera vita che è quella eterna, ovvero la condizione per l’immortalità, ora bisogna avviarsi verso l’alto dei cieli.
La salita si fa più faticosa, la conquista dell’unità con se stessi diventa più impegnativa.
L’uomo quindi si stacca dalla materia e diviene puro spirito, un Diavolo sospeso tra cielo e terra, che sale oltre, umile perché consapevole che il percorso è ancora lungo e difficile. Infatti la superbia di pensare di essere ormai alla conclusione del cammino potrebbe farlo precipitare dall’altro della Torre, riportandolo in fondo alla scala. Gli manca ancora la conquista della virtù più eccelsa, la celestiale Sapienza.
È con i tre gradini successivi che l’uomo si avvicina sempre più all’immagine divina, apprendendo al contempo il sapere pratico, quello intellettuale ed infine quello sovrasensibile, rappresentati simbolicamente sul piano cosmologico dalla Stella, la conoscenza volta all’utile, la Luna, la conoscenza volta al vero particolare, e dal Sole, la conoscenza volta al vero assoluto, che sul piano cognitivo rappresentano l’Astrologia, l’Astronomia e la Teologia.
Siamo alla fine del nostro cammino per l’unità con sé e con Dio. Il penultimo gradino è radice e principio della sapienza e quindi ad essa superiore, secondo le Scritture. Siamo in presenza del Timor di Dio, perché nessun altra virtù ha senso se non è padroneggiata dalla consapevolezza che rompere la relazione d’amore con Dio è un atto di superbia che ci danna per l’eternità. E’ il tener fede al patto d’amore reverenziale nei confronti del divino che ci salverà il giorno del Giudizio.
Saliamo quindi l’ultimo gradino, il completamento del percorso dell’uomo, che consiste nell’affidare completamente se stesso alla Fede, rappresentata dalla carta del Mondo.
Il Gioco dei Tarocchi
La Scala Mistica dei Tarocchi è stata ideata come un cammino spirituale che ogni uomo dovrebbe compiere per sentirsi completo nella sua unicità, strumento del piano provvidenziale di Dio, armonicamente legato a sé, agli altri e alla Natura. È un cammino spirituale che si consegue con l’esercizio virtuoso e quotidiano del nostro pensare, agire, essere, inserito all’interno di una prospettiva escatologica cristiana, come appare evidente dalla presenza delle virtù teologali (fede o religione, carità, speranza) nelle serie più antiche dei Tarocchi pervenuteci, e che a causa dell’uso profano delle carte, vennero poi trasformate in virtù terrene, cioè le carte del Papa, della Papessa e dell’Appeso.
Queste carte, ideate per un fine morale, dovevano essere facilmente individuabili dai giocatori, così da poter immediatamente determinare quale fosse il trionfo di grado superiore ad un altro. Carte di uso quotidiano non sarebbero state altrettanto efficaci in quanto di difficile gerarchizzazione; per questo scopo servivano astrazioni simboliche.
Inoltre esisteva già un precedente letterario illustre: i Trionfi del Petrarca, che illustrano un percorso in cui l’amore è vinto dalla castità, la castità dalla morte, la morte dalla fama, questa dal tempo, e il tempo dall’eternità.
Gli Arcani maggiori
Dunque c’era già probabilmente un’iconografia consolidata dalla tradizione medievale, che doveva solo esser ordinata in una sequenza che potesse risultare per i giocatori facilmente identificabile. Per questo il Mondo, rappresentato come il globo che contiene la Gerusalemme Celeste oppure con i simboli dei quattro evangelisti, è il Trionfo superiore in assoluto, dato che rappresenta la sottomissione ai comandamenti di Dio, cioè la somma virtù dell’uomo, e chiaramente vince sul Trionfo precedente, il Giudizio, l’Angelo, che rappresenta appunto il Giudizio Universale.
Allo stesso modo, l’Imperatore, simbolo del potere secolare dell’uomo, trionfa sull’Imperatrice, in quanto l’investitura del primo è divina, dell’altra è terrena, ed entrambi sono vinti a loro volta dai poteri dell’Amore, della Gloria trionfante, cioè il Carro, della Forza, che qui sta a significare la forza morale dell’uomo, allorché la Morte ci rammenta in ogni momento la nostra finitezza.
Sicuramente il Matto non faceva parte della sequenza originaria, e probabilmente fu la pratica del gioco a richiederne l’introduzione.
La regola del gioco dei Tarocchi vuole che un giocatore risponda con una carta dello stesso seme della carta giocata dall’avversario.
L’alternativa è quella di giocare un trionfo, cioè una briscola. E se la prima carta è un trionfo ovviamente deve rispondere con un altro trionfo.
Il rischio dunque è quello di giocare un trionfo per prendere delle carte di poco o nessun valore.
La soluzione può facilmente esser stata quella di introdurre una carta che potesse ovviare al dover rispondere al seme o al dover necessariamente giocare un trionfo; una carta che doveva esser giocata solo con questa funzione, non avesse il potere di fare prese, e chiaramente non potesse esser presa a sua volta.
La teoria più probabile è che fosse una carta che poteva esser ripresa una volta giocata in quanto il giocatore a cui apparteneva la riponeva tra le carte vinte e in cambio invece dava una di queste al giocatore che si era aggiudicato la mano.
Viene naturale pensare al Matto, in un tale contesto, cioè il simbolo di chi è “fuori da ogni regola”, di chi sta fuori da ogni ordine stabile e stabilito, sia nella vita che nel gioco delle carte, in ogni senso. Il fatto che le sia stato attribuito il numero 0, quando si iniziò a numerare i Trionfi, rende questa ipotesi ancor più plausibile. Era stata ideata una carta particolare e diversa dalle altre, che però nella sua intrinseca importanza finì con l’avere lo stesso valore di alcuni Trionfi particolari, quali il Mondo, l’Angelo o il Bagatto.
Gli Arcani minori
C’è un altro aspetto interessante a sostegno del carattere di insegnamento morale insito nel mazzo dei Tarocchi.
Rispetto al mazzo normale, quello dei Tarocchi ha una caratteristica unica: nei semi di Spade e Bastoni l’ordine è ascendente, in quanto il 10 vince sul 9, il 9 sull’8, e così via, fino all’Asso che è la carta più bassa.
Al contrario nei semi di Coppe e Denari, l’ordine è discendente: l’Asso vince sul 2, il 2 sul 3, così fino al 10 che è la carta più bassa.
Sembrerebbe quindi che nelle Spade e nei Bastoni il più trionfi sul meno, mentre avviene il contrario nei semi di Denari e di Coppe.
Il significato si ritrova nel trattato “Della varia dottrina” dell’umanista narnese Marzio Galeotto (“De Doctrina Promiscua” 1490/1491), dove appare questo passo che parla del gioco delle carte:
“Quando noi consideriamo la potenza delle spade, dei bastoni, delle coppe e dei pani contadineschi, non conosciamo noi l’inventore essere stato uomo di sottilissimo ingegno? Che dove è di mestieri delle forze, come nei bastoni e nelle spade, il maggior numero avanza il minore; e nelle cose da mangiare e bere, come si figura per il pane e il vino, il minore vince il maggiore. Perciocché è cosa chiara che i continenti e che non bevono vino sono di più sottile ingegno che gli ingordi e gran mangiatori, e che nel fare faccende sono per avanzarli”.
Cioè, parafrasando le parole dell’autore, laddove serve forza fisica o morale (Spade e Bastoni), più se ne ha e più se ne esce vittoriosi; nelle Coppe e nei Denari, siano essi pani o monete, il meno vince il più, nel senso che la moderazione trionfa sempre sull’avidità e sull’ingordigia.
Un concetto questo che nella seconda metà del 1400 viene ripreso anche dal poeta Matteo Maria Boiardo in un’opera poetica (intitolata “I Tarocchi” da Angelo Solerti che curò l’edizione delle “Le Poesie Volgari e Latine di M.M. Boiardo” del 1894) strutturata come un mazzo di Tarocchi in cui i semi classici venivano sostituiti da Fruste, Occhi, Frecce e Vasi, che rappresentavano le passioni, quali Timore, Gelosia, Amore e Speranza.
Ad ogni seme corrispondeva un capitolo, composto da 14 terzine, ed ogni terzina era dedicata ad una carta con il rispettivo effetto morale a cui il capitolo era dedicato. L’opera quindi si compone di cinque capitoli, di cui quattro sono formati da quattordici terzine morali, che si riferiscono alle passioni, mentre il quinto, intitolato “Trionfo del vano mondo” si riferisce ai Trionfi, ed è formato da 22 terzine che si riferiscono ad enti morali, quali la modestia, la pazienza, l’ozio, e così via.
Conclusione
In conclusione, il percorso delineato dai Tarocchi rimanda al percorso che l’anima dell’uomo deve intraprendere, consapevole del proprio disordine, mettendosi in cammino alla ricerca di una possibile unità spirituale e morale, avvalendosi prima di tutto delle qualità sociali e individuali che riguardano il suo vissuto quotidiano, per poi librarsi verso l’alto delle virtù celesti e scorgere dentro di sé la massima unità possibile dell’universo, che è Dio, prima causa di ogni cosa esistente.
Esaminata da un punto di vista cosmologico, questa salita ha una valenza “tolemaica”, dove il punto centrale è la Terra e l’uomo man mano se ne allontana diventando un puro spirito, un demone che attraversa la sfera dell’aria, del fuoco, dei pianeti e delle stelle, per arrivare infine al cielo Empireo sede della felicità eterna. Dal punto di vista morale è un cammino tracciato dal pensiero filosofico aristotelico, conciliato con la dottrina cristiana per opera dell’Aquinate, dove il sapere teologico diventa per l’uomo la massima virtù, il mezzo per pervenire alla visione salvifica di Dio e all’unica e piena unità dell’essere umano.
– Claire Marini –
*L’origine del concetto della Scala Mistica in ambito cristiano si fa risalire al celebre passo biblico che racconta il sogno fatto da Giacobbe in viaggio verso Harran, città della Mesopotamia (Genesi, 28, 12-13).
